Prati Instabili

Nell’attraversare il territorio della provincia di Parma, in particolare la fascia sud e sud-est che abbiamo avuto occasione di esplorare, si rimane colpiti dalla presenza di ampie distese di prati verdi.

Non è osservando il paesaggio così come si presenta ai nostri occhi – da un punto di vista prettamente visivo-percettivo - che si riescono ad ottenere maggiori informazioni sul perché dell’esistenza di queste verdi superfici.

Si tratta di prati stabili? Forse, ma non hanno esattamente quell’aspetto. Di aree incolte? Non sembra, sono troppo ben curate. Di pascoli? Probabilmente no, non si vedono animali in giro.

Approfondendo ulteriormente la conoscenza di questo territorio si scopre infine che le vaste superfici a prato esistono in funzione di alcuni luoghi specifici; ciò che dà forma a questo paesaggio è nascosto all’interno di alcuni spazi chiusi, radunato in contenitori opachi che celano completamente al proprio interno il loro contenuto.

Valicando la soglia di alcuni di questi spazi, abbiamo potuto osservarne il contenuto: si tratta di allevamenti di bovini da latte e – in particolare – di allevamenti di vacche che producono latte pregiato per la produzione del Parmigiano Reggiano. In questa parte della provincia di Parma, l’agricoltura svolge dunque un ruolo quasi totalmente sussidiario rispetto all’allevamento, attività dominante che determina la forma dello spazio, delle cose, delle relazioni.

Indagare l’equilibrio/relazione tra spazi puntiformi e superfici estese, tra fenomeni nascosti e realtà evidenti o, più sinteticamente, tra dentro e fuori, chiuso e aperto ed ancora oltre tra animale e vegetale, ha costituito il cuore dell’attività di esplorazione che i partecipanti al workshop sono stati invitati a condurre, coadiuvati dagli artisti Caretto e Spagna e dai tutor del workshop Elisabetta Bianchessi, architetto paesaggista e direttore del Master Paesaggi Straordinari ed Anna Kauber, architetto paesaggista ed ideatrice dell’intera iniziativa Articoltura.

L’obiettivo principale della settimana di workshop è stato dunque quello di individuare il sistema di relazioni che interconnette i diversi elementi che tengono in vita il delicato equilibrio dinamico di questo specifico territorio, nonché scoprire insieme il funzionamento di tale rete di connessioni. Le forze in gioco non sempre hanno carattere locale: come per ogni altra realtà produttiva dell’epoca attuale, anche per l’agricoltura e la zootecnia alcune condizioni dipendono da fattori che agiscono su scala globale.

L’individuazione degli elementi specifici che compongono questo “sistema di forze” ci ha portato ad affrontare questioni e problematiche di carattere diverso, quali: il “suolo” inteso come spazio di relazioni tra biosfera, litosfera, atmosfera e idrosfera, il paesaggio agrario e la sua evoluzione in relazione alle tecniche agricole, il rapporto tra città e campagna, cosa significa “abitare” un luogo, la materia prima Latte, la sua produzione e i suoi usi, il rapporto tra Homo sapiens e gli altri animali.

La metodologia di lavoro adottata durante il workshop ha avuto come presupposto fondamentale la volontà di far precedere qualsiasi riflessione teorica, dall’immersione fisica nel territorio e dal contatto diretto con i suoi elementi costitutivi; l’osservazione ravvicinata di alcune attività produttive ci ha permesso di condividere, almeno in piccola parte, il punto di vista dell’insider e di vivere dunque il paesaggio dall’interno, nella sua dimensione anche faticosa, fatta di lavoro duro, di ritmi serrati lavoro/riposo, di meticolosità appassionata.

Nonostante la struttura del workshop non possa che contemplare interventi temporanei dal carattere effimero, al termine di questa settimana di lavoro abbiamo voluto lasciare una traccia delicata ma tangibile, realizzando concretamente alcuni interventi individuali e collettivi. Abbiamo preventivamente ideato una sequenza di “pratiche collettive di sperimentazione artistica”, concepite come contenitori vuoti in attesa di essere riempiti con quei contenuti che solo l’esperienza condivisa del workshop poteva permetterci di individuare.

Una perfetta incarnazione della difficile convivenza tra “forma e contenuto”, di incoerenza tra immagine esterna e funzionamento reale dei meccanismi interni, è rappresentata dai distributori del latte crudo, che costellano qua e là il territorio della città e della provincia di Parma. Abbiamo osservato da vicino alcune di queste “casette” e siamo intervenuti fisicamente su una di esse, utilizzandola come dispositivo per sperimentare lo spostamento del confine tra dentro e fuori, tra nascosto e palese, osservando le variazioni di senso che questi tentativi di variazione riuscivano a produrre.

Traversetolo, luglio 2010

Andrea Caretto - Raffaella Spagna

I Partecipanti
I Filmati
Le Foto

Davide Guareschi, soc. agricola “Dolce Colle” e distributore latte crudo, Traversetolo

Sandra Bertoletti e famiglia, Azienda Agricola “La Favola”, loc. Santa Maria del Piano, Lesignano de’ Bagni

Moreno Cani e famiglia, Caseificio Sociale Val Parmossa, Tizzano Val Parma

Mauro Ravazzoni, Azienda Agricola Agri 2000
Tizzano Val Parma

Franco Adorni, Azienda Agricola
San Vitale Baganza